Pensavo di essere un bravo Store Manager. Poi una collaboratrice mi disse una frase che non dimenticherò mai.
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta un errore vissuto durante il suo primo incarico importante come Store Manager. Convinto di essere un buon leader, arrivava prima degli altri, andava via per ultimo, controllava tutto e interveniva su ogni problema. I risultati erano buoni, quindi pensava di essere sulla strada giusta. Fino a quando una collaboratrice gli disse una frase che cambiò il suo modo di guidare: “Lei è presente anche quando non serve. Direttore, lei non si fida di noi.” Da quel momento Vincenzo capì che non stava sviluppando persone, ma creando dipendenza. Iniziò così a delegare, fare domande, lasciare spazio alle soluzioni del team e costruire una leadership più matura, basata sulla fiducia e sulla crescita delle persone.
Pensava di aver sbagliato mestiere. In realtà stava imparando a guidare le persone
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta la storia di un giovane capo reparto che, un pomeriggio, entrò nel suo ufficio convinto di aver sbagliato mestiere. Conosceva il reparto, il lavoro, gli ordini e i numeri, ma si sentiva in difficoltà nella gestione delle persone. Vincenzo capì che il problema non era la mancanza di capacità, ma la pressione di dover dimostrare ogni giorno di essere all’altezza del ruolo. Attraverso il confronto, l’ascolto e il tempo, quel giovane responsabile imparò a parlare meno, ascoltare di più e far crescere gli altri. Anni dopo diventò un direttore stimato, riconosciuto soprattutto per una qualità: la capacità di ascoltare.
La riunione peggiore della mia carriera finì con un silenzio
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta una storia vissuta durante la sua seconda esperienza come Direttore di Ipermercato. Giovane, preparato e desideroso di dimostrare il proprio valore, organizzava riunioni molto dettagliate, analizzando dati, risultati, errori e priorità. Tutti ascoltavano in silenzio e lui interpretava quel silenzio come segno di allineamento. Solo dopo un confronto sincero con un responsabile capì la verità: le persone uscivano dalle riunioni sapendo cosa pensava il direttore, ma lui usciva senza sapere cosa pensassero loro. Da quell’episodio nasce una riflessione sulla differenza tra una squadra disciplinata e una squadra davvero coinvolta.
Il giorno in cui un collaboratore smise di salutarmi e capii che il problema ero io.
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta un episodio vissuto durante il suo primo incarico da Direttore di Ipermercato. Ogni mattina faceva il giro dei reparti per controllare allestimenti, pulizia, promozioni e organizzazione. Era convinto di fare bene il proprio lavoro, finché un collaboratore smise di salutarlo. Da quel gesto nacque un confronto sincero: le persone, quando lo vedevano arrivare, pensavano solo a quale errore avrebbe notato. Vincenzo capì così che stava dando per scontato tutto ciò che funzionava e vedeva solo ciò che non andava. Da quel giorno iniziò a riconoscere in modo sincero anche il lavoro ben fatto. Il clima cambiò, le persone tornarono a parlare, proporre idee e fidarsi. Una riflessione concreta sulla differenza tra controllo e leadership.
Quel ragazzo voleva licenziarsi. Sei mesi dopo guidava una squadra di 18 persone
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta una storia vera vissuta nella Grande Distribuzione. Un giovane collaboratore di 24 anni, educato, affidabile e silenzioso, entrò nel suo ufficio deciso a lasciare l’azienda perché non si sentiva abbastanza bravo. Vincenzo capì che il problema non era la mancanza di talento, ma la mancanza di fiducia. Iniziò così a osservarlo meglio, scoprendo una qualità rara: la capacità naturale di aiutare gli altri, creare fiducia e sostenere i colleghi. Attraverso piccoli incarichi progressivi, quel ragazzo ritrovò sicurezza e, sei mesi dopo, arrivò a guidare una squadra di 18 persone. Una storia che dimostra quanto sia importante, per un leader, non fermarsi alla performance attuale, ma saper riconoscere il potenziale nascosto nelle persone.
Quella mattina tutti volevano sospenderlo. Io decisi di ascoltarlo
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta una storia vera vissuta durante la sua esperienza come Responsabile Vendite di una rete di supermercati. Un direttore di punto vendita, un tempo tra i migliori della rete, era finito al centro di una situazione critica: fatturato in calo, clima interno pesante, collaboratori demotivati e tensioni continue. Tutti chiedevano un provvedimento disciplinare, ma Vincenzo decise di andare oltre l’errore e ascoltare la persona. Scoprì così mesi di pressione, insonnia, paura di non essere più all’altezza e solitudine. Da quella scelta nacque un percorso di recupero umano e manageriale che riportò il direttore e il punto vendita a risultati importanti.
Quel giorno allontanai un cliente e capii cosa significa proteggere una squadra
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta una storia vera vissuta durante la sua esperienza come Direttore di un grande ipermercato. In un sabato del periodo natalizio, con il punto vendita pieno e il clima già molto teso, un cliente iniziò a urlare contro una giovane cassiera, umiliandola davanti a tutti. Vincenzo decise di intervenire, rimborsare il cliente e allontanarlo dal punto vendita. Una scelta rischiosa, che poteva generare una segnalazione, ma che cambiò profondamente il clima interno: le colleghe abbracciarono spontaneamente la ragazza, alcuni clienti approvarono il gesto e la squadra capì di essere protetta. Da quell’episodio nasce una riflessione forte: la leadership non si misura solo nei numeri, ma nei momenti in cui bisogna scegliere tra convenienza e valori.
Non siamo macchine: la frase che mi ha insegnato a guidare davvero una squadra
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta un episodio decisivo della sua esperienza manageriale. Durante il periodo natalizio, mentre spingeva il reparto a lavorare di più, più velocemente e con maggiore pressione, un capo reparto gli disse una frase che cambiò il suo modo di intendere la leadership: “Non siamo macchine”. Da quel momento Vincenzo comprese che non bastava controllare, dirigere e ottenere risultati. Serviva ascoltare, spiegare, coinvolgere e aiutare le persone a sentirsi parte di una squadra. Il cambiamento iniziò da una domanda: “Sto guidando la mia squadra o la sto solo controllando?”. Da lì nacque un nuovo modo di lavorare, più umano, più efficace e capace di trasformare semplici esecutori in persone responsabili, motivate e coinvolte.
La torta con le candeline: il giorno in cui capii cos’è davvero la leadership
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta un episodio personale tratto dal suo percorso manageriale e dal libro Siete tutti in una botte di ferro. Un giorno, chiamato con urgenza dall’altoparlante del punto vendita, pensa di dover affrontare un problema. Invece trova una torta con le candeline per i suoi 40 anni e i collaboratori pronti a cantargli gli auguri. Da quel momento nasce una riflessione profonda: la vera leadership non si misura solo nei risultati, nei numeri o nelle decisioni prese, ma nella qualità delle relazioni costruite ogni giorno. Quando le persone ti riconoscono come guida perché si sono sentite viste, ascoltate e rispettate, allora non ti seguono per obbligo, ma per fiducia.
Quella notte capii cosa significa davvero avere una squadra
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta una notte che ha segnato profondamente la sua visione della leadership. Un incendio scoppiato in un ipermercato alle quattro del mattino mise alla prova l’intera organizzazione. In pochi minuti, decine di persone si attivarono spontaneamente, senza proteste e senza alibi, riuscendo a riaprire il punto vendita alle nove del mattino. Da quell’esperienza nasce una riflessione concreta: nei momenti critici non bastano il ruolo, le procedure o i KPI. A fare la differenza sono la fiducia, il rispetto e il senso di appartenenza costruiti ogni giorno.









