Pensava di aver sbagliato mestiere. In realtà stava imparando a guidare le persone
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta la storia di un giovane capo reparto che, un pomeriggio, entrò nel suo ufficio convinto di aver sbagliato mestiere. Conosceva il reparto, il lavoro, gli ordini e i numeri, ma si sentiva in difficoltà nella gestione delle persone. Vincenzo capì che il problema non era la mancanza di capacità, ma la pressione di dover dimostrare ogni giorno di essere all’altezza del ruolo. Attraverso il confronto, l’ascolto e il tempo, quel giovane responsabile imparò a parlare meno, ascoltare di più e far crescere gli altri. Anni dopo diventò un direttore stimato, riconosciuto soprattutto per una qualità: la capacità di ascoltare.
La riunione peggiore della mia carriera finì con un silenzio
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta una storia vissuta durante la sua seconda esperienza come Direttore di Ipermercato. Giovane, preparato e desideroso di dimostrare il proprio valore, organizzava riunioni molto dettagliate, analizzando dati, risultati, errori e priorità. Tutti ascoltavano in silenzio e lui interpretava quel silenzio come segno di allineamento. Solo dopo un confronto sincero con un responsabile capì la verità: le persone uscivano dalle riunioni sapendo cosa pensava il direttore, ma lui usciva senza sapere cosa pensassero loro. Da quell’episodio nasce una riflessione sulla differenza tra una squadra disciplinata e una squadra davvero coinvolta.
Il giorno in cui un collaboratore smise di salutarmi e capii che il problema ero io.
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta un episodio vissuto durante il suo primo incarico da Direttore di Ipermercato. Ogni mattina faceva il giro dei reparti per controllare allestimenti, pulizia, promozioni e organizzazione. Era convinto di fare bene il proprio lavoro, finché un collaboratore smise di salutarlo. Da quel gesto nacque un confronto sincero: le persone, quando lo vedevano arrivare, pensavano solo a quale errore avrebbe notato. Vincenzo capì così che stava dando per scontato tutto ciò che funzionava e vedeva solo ciò che non andava. Da quel giorno iniziò a riconoscere in modo sincero anche il lavoro ben fatto. Il clima cambiò, le persone tornarono a parlare, proporre idee e fidarsi. Una riflessione concreta sulla differenza tra controllo e leadership.
Quel ragazzo voleva licenziarsi. Sei mesi dopo guidava una squadra di 18 persone
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta una storia vera vissuta nella Grande Distribuzione. Un giovane collaboratore di 24 anni, educato, affidabile e silenzioso, entrò nel suo ufficio deciso a lasciare l’azienda perché non si sentiva abbastanza bravo. Vincenzo capì che il problema non era la mancanza di talento, ma la mancanza di fiducia. Iniziò così a osservarlo meglio, scoprendo una qualità rara: la capacità naturale di aiutare gli altri, creare fiducia e sostenere i colleghi. Attraverso piccoli incarichi progressivi, quel ragazzo ritrovò sicurezza e, sei mesi dopo, arrivò a guidare una squadra di 18 persone. Una storia che dimostra quanto sia importante, per un leader, non fermarsi alla performance attuale, ma saper riconoscere il potenziale nascosto nelle persone.
Non siamo macchine: la frase che mi ha insegnato a guidare davvero una squadra
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta un episodio decisivo della sua esperienza manageriale. Durante il periodo natalizio, mentre spingeva il reparto a lavorare di più, più velocemente e con maggiore pressione, un capo reparto gli disse una frase che cambiò il suo modo di intendere la leadership: “Non siamo macchine”. Da quel momento Vincenzo comprese che non bastava controllare, dirigere e ottenere risultati. Serviva ascoltare, spiegare, coinvolgere e aiutare le persone a sentirsi parte di una squadra. Il cambiamento iniziò da una domanda: “Sto guidando la mia squadra o la sto solo controllando?”. Da lì nacque un nuovo modo di lavorare, più umano, più efficace e capace di trasformare semplici esecutori in persone responsabili, motivate e coinvolte.
Non esistono squadre scarse. Esistono squadre spente.
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta una storia reale vissuta come Direttore di punto vendita. Al suo arrivo, il personale era considerato tra i peggiori dell’azienda e i risultati erano negativi. Invece di partire solo da report, richiami e pressioni, Vincenzo decise di lavorare sulle persone: briefing quotidiani, obiettivi chiari, riconoscimento pubblico dei comportamenti positivi e valorizzazione della leadership dei capi reparto. Nel giro di pochi mesi il clima interno cambiò radicalmente, la collaborazione aumentò, i clienti percepirono un’atmosfera diversa e anche i numeri tornarono positivi. La lezione centrale è chiara: spesso non esistono squadre scarse, ma squadre spente che hanno bisogno di essere guidate, riconosciute e riaccese.
Comprendere le persone per motivarle davvero: l’intervista a Storytime su Radio Canale Italia
Un’intervista concreta sulla gestione delle persone in azienda: Vincenzo Sponsillo racconta come motivare davvero un team partendo dalla comprensione delle persone.






