Pensava di aver sbagliato mestiere. In realtà stava imparando a guidare le persone
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta la storia di un giovane capo reparto che, un pomeriggio, entrò nel suo ufficio convinto di aver sbagliato mestiere. Conosceva il reparto, il lavoro, gli ordini e i numeri, ma si sentiva in difficoltà nella gestione delle persone. Vincenzo capì che il problema non era la mancanza di capacità, ma la pressione di dover dimostrare ogni giorno di essere all’altezza del ruolo. Attraverso il confronto, l’ascolto e il tempo, quel giovane responsabile imparò a parlare meno, ascoltare di più e far crescere gli altri. Anni dopo diventò un direttore stimato, riconosciuto soprattutto per una qualità: la capacità di ascoltare.
Il giorno in cui un collaboratore smise di salutarmi e capii che il problema ero io.
In questo articolo Vincenzo Sponsillo racconta un episodio vissuto durante il suo primo incarico da Direttore di Ipermercato. Ogni mattina faceva il giro dei reparti per controllare allestimenti, pulizia, promozioni e organizzazione. Era convinto di fare bene il proprio lavoro, finché un collaboratore smise di salutarlo. Da quel gesto nacque un confronto sincero: le persone, quando lo vedevano arrivare, pensavano solo a quale errore avrebbe notato. Vincenzo capì così che stava dando per scontato tutto ciò che funzionava e vedeva solo ciò che non andava. Da quel giorno iniziò a riconoscere in modo sincero anche il lavoro ben fatto. Il clima cambiò, le persone tornarono a parlare, proporre idee e fidarsi. Una riflessione concreta sulla differenza tra controllo e leadership.
Si è dimesso in silenzio mesi fa. Oggi lo ha reso solo ufficiale
In questo articolo Vincenzo Sponsillo riflette su un tema centrale per aziende, manager e responsabili di team: le dimissioni dei collaboratori non nascono quasi mai nel momento in cui viene consegnata la lettera. Spesso iniziano molto prima, quando una persona smette di sentirsi ascoltata, valorizzata e rispettata. Il turnover viene così letto non come il vero problema, ma come il sintomo di dinamiche più profonde: clima aziendale fragile, leadership debole, mancanza di riconoscimento e perdita progressiva di fiducia. L’articolo invita i manager a cambiare domanda: non solo “perché le persone se ne vanno?”, ma “cosa stiamo facendo ogni giorno per farle restare?”.


